Cara Anna, ho paura della paura

annefrank

Cara Anna,
se n’è parlato per un paio di giorni in televisione.
Poi è finito in qualche pagina interna dei giornali. Poi più niente.
Ancora una volta hanno usato il tuo volto, il tuo nome, la tua storia… per insultare, per ferire. Sai? Sono preoccupato per quei giovani (il più piccolo di 13 anni) che hanno fatto quel gesto. Avrei parecchi aggettivi per loro, nessuno leggero, tutti pesantemente negativi. Ma sono ancora più preoccupato per chi ha giocato a sminuire, a giustificare, a ridurre tutto ad una “goliardata”. Un mondo di adulti ormai incapace di capire, leggere, educare. Un mondo abituato a tutto, eccetto che a cogliere i semi di quella “banalità del male” che piano piano stanno circolando di nuovo nella nostra vecchia Europa e in tutto l’Occidente.
Cara Anna, ho paura! Ho paura che non abbiamo imparato niente dalla storia. Ho paura della paura dello straniero. Ho paura della paura del diverso. Ho paura della paura dell’omosessuale. Ho paura della paura… che sta portando il mondo a chiudersi, ad esaltare le “piccole patrie” che non saranno mai abbastanza piccole e che ci porteranno, Dio non voglia!, a sperimentare ancora una volta la “banalità del male”.
“Prima gli americani”, tuona qualcuno oltre-oceano. “Prima gli italiani”, urla qualche altro oltre Po, ma ancora qualche anno fa gridava: “Prima i settentrionali”. E noi potremmo dire: “Prima i meridionali”; e poi fra i meridionali: “Prima i pugliesi”; e poi fra i pugliesi: “Prima i fasanesi”; e poi fra i fasanesi: “Prima i parrocchiani della matrice”; e poi fra i parrocchiani: “Prima quelli che vengono a messa”: e poi… via via… fino a: “Prima io”; e il cerchio si chiude in un egoismo asfissiante e origine del “male banale” che avvelena alla fonte l’acqua della convivenza umana.
Ho paura della paura che genera mostri. E che rende il tuo sacrificio (e quello di qualche milione di persone) oltre che assurdo anche inutile! Ho letto il tuo diario quando ero giovanissimo, credo durante la scuola media. Mi piacerebbe che fosse letto ancora dalle nostre giovani generazioni. Si avvicina Natale: inviterò tutti i nonni che conosco a regalare il tuo “Diario” ai nipoti, nella speranza che alzino per qualche istante lo sguardo dal telefonino e leggano quelle righe che sono una spremuta di dolore e di speranza insieme. E con Trilussa spero che “forse un giorno Iddio benedirà / ogni goccia de sangue ch’è servita / pe’ scrive la parola Libbertà”. Compreso il tuo, cara Anna, che a 16 anni lo hai versato nel campo di concentramento di Bergen-Belsen.
Vittima della banalità del male!

Il Priore

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